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UN PEZZO DI STORIA A MERCATOPOLI SEREGNO: Petroliera Hakuyu
Mercatopoli Seregno
Mercoledì 11 Luglio 2012



Mercatopoli Seregno vende un rilevatore di velocita' appartenuto alla petroliera Hakuyu Maru affondata nel 1981 di seguito potrete leggere il resoconto dell'accaduto, acquista un pezzo di storia anche tu !!

... Ore 14,47, domenica 12 luglio 1981, l'inferno apre le sue porte a Genova - Multedo.

Un fulmine colpisce la petroliera giapponese Hakuyo Maru, ormeggiata a uno dei pontili del porto petroli. Prima una poi altre due, le esplosioni sono tremende: vetri di finestre e vetrine di negozi in frantumi da Pegli a Sestri Ponente. E purtroppo vittime umane.

Alla fine di quel tragico pomeriggio se ne conteranno cinque: quattro marittimi e un tecnico della Snam, oltre a diversi feriti. La petroliera giapponese è squarciata e inclinata. La sua coperta è un ammasso di sovrastrutture e lamiere contorte. La pressione interna la gonfia: si temono altri scoppi. Suoi rottami incandescenti sono intanto caduti ovunque nel terminal provocando incendi. E una situazione di estremo pericolo. Ai pontili sono attraccate altre petroliere, quattro o cinque tra grandi e piccole: dovessero essere raggiunte dal fuoco sarebbe il cataclisma.

Sotto dense e altissime colonne di fumo, nell'aria resa quasi irrespirabile dai gas di petrolio, così si è trasformato Multedo nel giro di qualche minuto. Ed è con questa immagine apocalittica che si presenta agli addetti alla sicurezza accorsi, subito dall'interno del terminal, pochissimo tempo dopo dall'esterno. "Mi trovavo nei pressi quando è avvenuta la prima esplosione", racconta Giuseppino Bisio, oggi vicecapo gruppo degli ormeggiatori di Genova. "Pochi minuti dopo ero in mezzo a quel putiferio di fuoco e fumo, assieme agli otto uomini del nostro distaccamento al porto petroli".

"Abbiamo subito capito che gli interventi di più immediata emergenza riguardavano le altre petroliere ormeggiate ai pontili: bombe ad altissimo potenziale, da un momento all'altro potevano essere innescate... Era necessario allontanarle dall'Hakuyo Maru, sulla cui carcassa e attorno a essa già erano al lavoro uomini e mezzi antincendio, nonostante il pericolo di nuove devastanti esplosioni".

E questo avvenne, in una manciata di minuti, anche con il decisivo aiuto di due squadre di ormeggiatori giunte dalla sede di ponte Doria: dodici uomini, più alcuni altri che non erano in servizio, ma svelti a intervenire dopo aver saputo della gravità della situazione.

Allontanare quasi simultaneamente quattro o cinque navi dai pontili, in spazi ristretti, sia pure con l'assistenza di potenti rimorchiatori, non è impresa semplice, neppure in condizioni normali.

"Non so come allora ci riuscimmo", si stupisce ancora Bisio.

Sul lavoro di ormeggiatori, piloti e rimorchiatori non gravavano solo le alte probabilità di nuovi scoppi. C'erano ostacoli concreti che li intralciavano: dalle chiazze di mare infiammato da idrocarburi ai pontili resi quasi inagibili dalle cascate di schiumogeni.

"Ma a prora con le motobarche e a poppa con i mezzi di terra il lavoro fu fatto. In breve tempo le navi erano al largo, al sicuro, e le 'bombe' disinnescate". Sulla Hakuyo Maru intanto gli interventi proseguono su elevatissimi livelli di rischio. Null'altro per fortuna accade e alle 20,40, dopo sei ore di lavoro effettuato in condizioni di estremo disagio e pericolo, viene dato il cessato allarme. Anche se le opere di spegnimento degli incendi terminerà tre ore dopo. Le porte dell'inferno sono definitivamente chiuse. Resta da fare l'ultima fase, l'allontanamento del relitto dal porto petroli, ma se ne riparlerà l'indomani.

Lunedì mattina. Il fumo su Multedo è svanito, ma l'aria è ancora ammorbata. Tutto è impregnato dall'odore di petrolio. Gli abitanti della zona sono scioccati. Si piangono i morti e si cominciano a valutare i danni. Sulla petroliera giapponese ci sono gli ormeggiatori. Sono una ventina e stanno effettuando un sopralluogo.

"Per capire il modo migliore per disormeggiare la nave soprattutto per poi posizionarla al campo boe della Fincantieri, allora Italcantieri", spiega Bisio. "Un macello, per entrambe le operazioni, perché a bordo tutto era bloccato. Tuttavia nonostante i rischi per la nostra incolumità l'operazione fu condotta a termine e sfilata l'ancora, a mano, maglia per maglia, la Hakuyo potè infine dar fondo nel suo nuovo ormeggio e attendervi il suo futuro destino”...



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